Era trascorso un anno da quando avevo avuto quel rapporto a tre con Marco ed Alberto che aveva dato il via alla liberazione della mia parte nascosta, della gemella cattiva che dimorava in me e prendeva il controllo ogni volta che mi trovavo a fare sesso. Alla fine di quell’estate dei 17 anni avevo scoperto delle zone nascoste della sessualità che avevo visto solo nei film porno e credevo che non esistessero nella realtà, figurarsi poi se potevo immaginare che avrebbero potuto accadere a me. Invece non solo mi erano accadute, ma tutte quelle situazioni di sesso quasi estremo mi avevano procurato un piacere talmente forte da spingermi a ricercarle di nuovo, più e più volte.
Fu per quello che tutta la storia con il signor Aldo non solo accadde, ma ebbe gli sviluppi che ho raccontato. Ma fu dopo il viaggio in giro per l’Europa con le mie amiche Alice e Sara che mi resi conto definitivamente della mia doppia personalità, delle due ragazze che vivevano dentro di me. Una era Chiara, studentessa modello, apparentemente sfortunata con gli uomini (non avevo mai il fidanzato, io sapevo perché, ma gli altri no), quella che si vestiva sempre male (o, meglio, si vestiva sempre nello stesso modo), ascoltava musica che non piaceva a nessuno (ma la bella musica la ascoltavo io, non gli altri…), quella “bella, ma una sfigata”, come dicevano di me al liceo. L’altra era la ragazza viziosa e lasciva, che faceva sesso senza porsi limiti, anche con più uomini alla volta, anche con le donne, che amava essere sottomessa e usata, che da lì a poco avrebbe iniziato a bere, fumare e fare uso di droghe. Quando iniziai l’università, nell’autunno successivo, le maggiori libertà di cui godevo mi spinsero ad andare oltre. I miei ottimi risultati nello studio (mi sono laureata in Ingegneria a 26 anni) nascondevano quello che facevo nel tempo libero. Ma in quegli anni lei era sempre più forte, mi trascinava sempre di più e sempre più spesso nel buio della depravazione e dell’eccesso. Fu allora che presi coscienza della sua esistenza, capii che lei era sempre stata lì, perché era il lato oscuro di Chiara e non sarei mai riuscita a liberarmene. E allora le diedi un nome, iniziai a chiamarla Claudia, che è il secondo nome con cui sono stata registrata all’anagrafe, proprio per ricordarmi che lei era sempre esistita ed era parte di me.
Claudia continua a tormentare la mia vita anche oggi, dopo tanti anni, anche se ho imparato a gestirla.
Ogni cosa nella nostra vita ha un prezzo e tutto quello che lei mi ha spinto a fare pretende il suo tributo ancora oggi. Anche se per non so quale miracolo non ho subito conseguenze fisiche permanenti, la mia mente è rimasta segnata per sempre. Ogni giorno, la mia malattia, i miei giorni neri, la mia fragilità psicologica, i miei sbalzi di umore mi tormentano e mi ricordano cosa ho fatto sotto la sua influenza.
Ma lei è me e non posso farci nulla.


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