Come iniziò tutto – Seconda parte

Località imprecisata dell’Appennino Emiliano – Agosto 1993

Inutile dire che quell’esperienza con Marco e Alberto mi lasciò sconvolta. Per qualche giorno evitai persino di farmi vedere in giro. Provavo un mix di emozioni contrastanti, da un lato anche solo pensare a quanto era successo mi provocava una forte eccitazione, dall’altro avevo la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato. Avevo visto scene di film porno in cui una donna veniva presa da due uomini, non avrei mai immaginato che a 17 anni sarebbe capitato anche a me. Spesso ripensavo a quel pomeriggio e l’eccitazione saliva fino a costringermi a masturbarmi. Poi la cosa si ripeté un altro paio di volte. Come la prima mi portarono nel bosco e mi presero assieme. Con Marco poi vederci era una cosa normale quindi il sesso con lui diventò un’abitudine. Nessuno dei due voleva fare il passo successivo, ovvero quello di metterci insieme (e infatti non accadde mai), però passammo parecchi pomeriggi divertenti. Ma questa è un’altra storia e un giorno forse la racconterò. Arrivò così la fine dell’estate e organizzammo una festa per concludere la stagione. Un amico comune, Gianni, aveva un posto dove si poteva far casino per tutta la notte, un vecchio casolare in fondo a una valletta. I nostri parenti non ebbero problemi a lasciarci andare e rimanere là fino al mattino, a patto che nessuno avesse macchine o motorini, in modo che non potessimo metterci a gironzolare nel cuore della notte. Ma a nessuno interessava andare in giro. Arrivò la sera, tutto era organizzato perfettamente, cibo, vino, musica e dopo qualche ora eravamo tutti abbastanza su di giri.
Ero partita di casa con l’idea di divertirmi. C’era Marco e quasi sicuramente Alberto, visto che era molto amico di Gianni, il padrone di casa. Avevo decisamente delle cattive intenzioni. Avevo indossato una gonna lunga bianca e una maglietta gialla, sotto, all’insaputa dei miei mi ero andata a comprare un perizoma, sempre bianco e decisamente ridotto.
Non ero andata lì per per mangiare, né per ballare, né per trovare un fidanzato. Volevo solo bere e fare sesso e iniziai con la prima cosa. All’epoca ero non ero una gran bevitrice (mi sarei specializzata nell’arte solo più tardi) e dopo pochi bicchieri ero già allegra.
Marco era alla festa e mi vide. Si avvicinò a me, mi mise le mani sui fianchi e mi sussurrò all’orecchio:

“Siamo già brilli, eh?”
“Si, vuoi approfittarti di me?” risposi

Mi baciò appassionatamente con la lingua, senza togliere le mani dai miei fianchi. Poi mi prese per mano e mi portò al piano di sopra. Il posto era vecchio, sporco, sicuramente poco usato negli ultimi anni. Aprimmo una porta e ed entrammo in una stanza piena di cianfrusaglie. Odorava di chiuso e di muffa. Marco mi spinse contro il muro, mi baciò di nuovo e mi mise le mani sotto la gonna. Ci lasciammo trasportare da un turbinio di emozioni, ci baciammo ancora ardentemente, le mie mani andarono sul suo petto, mentre lui aveva  iniziato a toccarmela. Ero in preda a una fortissima eccitazione. Il luogo, il modo, quell’essere quasi due clandestini che si rintanavano in quel posto per fare sesso, tutto aumentava la mia voglia. Lo volevo, ma soprattutto volevo farlo in quel posto assurdo. Scesi con le mani lungo il suo corpo e arrivai al suo cazzo. Aprii la cerniera e lo tirai fuori. Lui mi spinse giù , mi misi a sedere su uno scatolone e iniziai a succhiarglielo.
Ormai nell’arte del sesso orale ero piuttosto brava e impiegai poco a farlo diventare duro. Mi alzai in piedi e gli sussurrai all’orecchio:

“Ti voglio!”

Lui non se lo fece ripetere due volte, mi fece appoggiare al muro, mi sollevò la gonna, tirò di lato il perizoma e iniziò a prendermi. Una intensa sensazione di piacere pervase il mio corpo. Per un attimo la mia mente fu come se si fosse separata dal mio corpo e mi stesse vedendo in quella situazione a fare quello che stavo facendo. Questo aumentò ancora di più il mio stato di eccitazione. Mi sentivo decisamente puttana a farlo in quel modo, lì, in piedi, contro il muro. Marco mi dava dei colpi secchi e decisi. Tutta la situazione mi eccitava e sotto i suoi colpi ad un certo punto raggiunsi l’orgasmo. Mi avvinghiai a lui, le mie unghie che gli graffiavano la schiena, la mia bocca che cercava ardentemente la sua, i miei denti che volevano le sue labbra per morderle. Anche lui non aveva più molta autonomia , lo sfilò mi fece mettere di nuovo seduta sullo scatolone e disse:

“Voglio venirti in bocca!”

lo presi e ricominciai a succhiarglielo. Non ci volle molto prima che lo vedessi chiudere gli occhi, inarcare la schiena, gemere e poi sentissi il sapore acre del suo sperma riempirmi la bocca. Lo volevo tutto per me e lo ingoiai fino alla fine, continuando poi a leccarglielo per raccogliere fino all’ultima goccia
Siccome la festa sarebbe proseguita ci ripulimmo per bene, ci ricomponemmo e tornammo nel gruppo senza farci notare.

Ovviamente non ne avevo abbastanza. Mi feci un altro paio di bicchieri e in quel momento vidi Alberto, in compagnia di Gianni, il padrone di casa e di un altro ragazzo.
Mi avvicinai a lui che non ci mise molto a capire da come mi strusciavo che ero brilla e avevo voglia. Mi presentò gli altri due, Gianni, che conoscevo già, e l’altro che si chiamava Luca, poi ci avvicinò al mio orecchio, mi morsicò il lobo e e mi disse:

“Vorresti festeggiare la fine dell’estate?”

Io, che non aspettavo altro, gli dissi di si. Si girò verso gli altri due e disse:

“Ehi, Gianni, non c’è un posto tranquillo dove andare? Chiara vorrebbe festeggiare la fine dell’estate”
“C’è il vecchio fienile, duecento metri più su, lungo la strada” rispose “Ma devo andare a vedere com’è messo.”
“Allora vai, e tu” disse guardando me “aspettami qua tra mezz’ora”.

Eccitatissima tornai alla festa e ovviamente bevvi di nuovo. Avevo già le mutandine bagnate.

Passò la mezz’ora e, senza farmi notare, lasciai il gruppo per dirigermi al mio appuntamento. Alberto mi stava aspettando e quando arrivai mi disse:

“Sei pronta zoccoletta, che adesso ti facciamo la festa per la fine dell’estate?”

e io per tutta risposta mi strusciai di nuovo contro di lui come un gatta. Quel ragazzo aveva un’ascendente incredibile su di me, non doveva fare altro che chiedermi le cose e io le facevo, almeno quando si trattava di sesso.

Arrivammo al fienile, Gianni e Luca ci stavano già aspettando. Ebbi un sussulto,. Questa volta erano in tre, due dei quali erano dei perfetti sconosciuti. Rallentai il passo, titubante

“Hai paura?” chiese lui, che aveva intuito
“Un po’…” ammisi

Mi baciò in bocca e mi disse:

“Tranquilla, ci sono io…”

Quella frase mi rassicurò un po’. Entrammo nel fienile. C’era poca luce e si intravvedeva appena l’interno. C’erano alcune balle di paglia e un paio di torce elettriche fornivano una debole illuminazione. Gianni si era dato da fare per preparare il posto.
Quando fummo dentro Alberto chiuse il portone e un brivido di paura percorse il mio corpo. Avevo voluto e desiderato quella situazione e adesso che c’ero dentro ne ero spaventata. Con il favore del buio quei tre avrebbero potuto fare di me quello che avrebbero voluto. Questo pensiero scatenò in me due reazioni opposte: da un lato la paura che già provavo, dall’altro una forte eccitazione, perché essere presa da quei tre era, in fondo, quello che volevo. Sentii le mani dei ragazzi che mi toccavano, sei mani vogliose del mio corpo che lo esploravano ovunque. Mi tolsero i vestiti, un pezzo alla volta, prima la maglietta, poi il reggiseno,poi la gonna e infine le mutandine. Rimasi nuda, con indosso solo le All Star bianche che avevo ai piedi. La sensazione di essere nuda in quel postaccio con tre uomini acuì ancora le mie sensazioni. Avevo sempre più paura e contemporaneamente ero sempre più eccitata. Dopo avermi tolto i vestiti quelle sei mani avide iniziarono ad esplorare il mio corpo. Intravidi Gianni nella penombra che mi stava toccando il seno, mentre Luca con una mano stava solleticando la mia vagina. Alberto mi girò la testa di lato e mi baciò in bocca. Ancora una volta ebbi la sensazione di uscire dal mio corpo e vedere la scenda dall’esterno. Vedevo una ragazza carica di voglia circondata da tre ragazzi altrettanto vogliosi che la toccavano dovunque. Questa sorta di visione fece si che la paura se ne andasse completamente e lasciasse il campo solo all’eccitazione. Stavo per raggiungere quel punto in cui il mio cervello abdicava ai sensi e lasciava che solo essi e la mia lussuria guidassero il gioco. Iniziai a gemere e capii che avevo passato il punto di non ritorno.
Alberto prese in mano le redini del gioco, mi fece inginocchiare e succhiare i membri degli altri due ragazzi. Quello di Gianni era nella norma, mentre quello di Luca era decisamente grosso, anche se non come quello di Alberto, che nel frattempo si era messo alle mie spalle e con una mano mi stimolava.
La situazione, come sempre, mi era sfuggita di mano. Complice l’alcool , l’eccitazione e la situazione, avevo perso completamente il controllo.. I due che stavo succhiando divennero presto duri e Alberto guidò il gioco, come sempre. Disse a Gianni di sdraiarsi sulla paglia e poi mi prese per i capelli e mi fece impalare sopra il suo membro. La mia vagina, ormai completamente bagnata per l’eccitazione e la stimolazione di Alberto lo risucchiò in fretta dentro. Sentii il sesso di Gianni riempirmi tutta, lascia andare un grido e iniziai a cavalcarlo con ritmo regolare. Poco dopo ricevetti in bocca quello di Luca, mentre Alberto si godeva la scena con il membro eretto in mano. Sentivo le sue mani accarezzarmi la schiena fino a scendere sui glutei e colpirli con un paio di schiaffi, non particolarmente violenti, ma sufficienti per aumentare ulteriormente l’eccitazione.
Mi sentivo sempre più puttana in quella situazione, ma sapevo che non sarebbe finita presto. Infatti poco dopo Alberto mi ordinò di scendere e e di mettermi a pecorina su una balla di paglia. A quel punto toccò a Luca prendermi. Si mise alle mie spalle e mi penetrò senza pietà, con il grosso membro di cui era dotato, che iniziò a possedermi. Ormai ero completamente andata, avevo perso il conto di quante volte ero venuta, ero in preda a un piacere intenso, ero in ginocchio sulla paglia che mi pungeva la pelle nuda, avevo un ragazzo che mi prendeva da dietro e gli altri due mi stavano porgendo i loro membri da succhiare. Entravano e uscivano regolarmente dalla mia bocca, quello di Gianni in più sapeva dei miei umori.. Avevo la vista annebbiata, i brividi che mi salivano per tutto il corpo, abbandonata al piacere, ma il bello doveva ancora venire…

Alberto si avvicinò al mio orecchio e mi disse:

“Sei pronta diventare la troia che sei?”
“Si” risposi.

Fece sdraiare Luca sulla paglia e mi fece montare a cavalcioni mentre Gianni si posizionava davanti a me e mi dava la sua asta in bocca. Fin qua nulla di nuovo. Mi avevano preso in quella posizione a parti invertite poco prima. Sentivo il grosso membro di Luca riempire la mia vagina, dalla quale gli umori erano scesi già in abbondanza. Alberto non aveva ancora fatto nulla, ero sicura che stesse guardando, poi si avvicinò, mi spinse giù con la schiena e iniziò a stimolare il mio ano. Ci sputò sopra e cominciò a cercare di introdurvi un dito, mentre io mi dimenavo e urlavo:

“No, nel culo no!”
“Zitta troia, ricordati che devi fare quello che voglio io”

fu la risposta di Alberto, condita da un sonoro ceffone sulle mie natiche, stavolta più deciso e doloroso di quelli precedenti.
Di nuovo il baratro profondo e oscuro era pronto per inghiottirmi; davanti a me si spalancava un luogo della mente buio come una notte senza luna, che mi invitava a gettarmi dentro. Il mio cervello si era già spento e i sensi e la lussuria guidavano il gioco. Mi abbandonai al piacere, rilassai i muscoli e lasciai che le dita di Alberto dilatassero il mio ano. Introdusse un secondo dito, in modo da allargarlo bene.
Nel frattempo Luca mi aveva fatto raggiungere un altro orgasmo, che aveva fatto sparire le ultime mie volontà di resistenza. Mi abbandonai completamente e sentii Alberto sputare sul suo pene e poi puntarlo al mio ano, che si allargò per accoglierlo. Una sensazione mai provata si impadronì di me. Provavo per la prima volta un piacere enorme. Il suo grosso glande mi allargò il buchino provocandomi un forte dolore. Mi concentrai su quello di Gianni che continuavo a tenere in bocca e all’improvviso Alberto con un colpo secco e deciso lo infilò tutto provocandomi un dolore atroce. Si fermò dentro di me, poi cominciò a muoverlo avanti e indietro, accompagnando il tutto con dei decisi schiaffi sul mio sedere, che ormai era tutto rosso. Il dolore presto lasciò spazio al piacere più assoluto, mi sentivo su un altro pianeta, avevo tre uomini tutti per me, ero al centro delle loro attenzioni e questa situazione mi fece incredibilmente godere. Gli orgasmi si susseguivano, i nostri sudori si mescolavano, sentivo il forte odore che emanavano tutti e tre, impegnati a prendermi in tutti i modi possibili. Ero arrivata a quello che allora credevo fosse uno dei limiti estremi della depravazione, anche se poi la vita mi avrebbe fatto cambiare idea al riguardo. I due dentro di me pompavano con i loro grossi membri, avevo la sensazione di essere aperta completamente, mentre succhiavo con avidità il terzo. Ormai ero spossata, cominciavano a farmi male le braccia e le gambe e i ragazzi erano quasi arrivati al limite delle loro possibilità.
Come al solito fu Alberto a decidere il passo successivo. Disse:

“Ragazzi, stop! Dai, Chiara, sdraiati sulla paglia”

e tutti obbedimmo. Con un movimento lascivo, muovendomi come un automa, andai a sdraiarmi supina sulla paglia che continuava a pungermi, prima le gambe e le mani, adesso la schiena. Mi abbandonai completamente a loro, ero lì per il loro piacere e volevo che mi usassero per quello. Ero caduta giù, in fondo, nel nero più nero e ci avevo trovato come sempre una sordida volontà di essere sottomessa ai capricci di chi mi aveva avuto. I miei tre maschi si alzarono in piedi e cominciarono a masturbarsi. Capii subito che volevano venire sul mio corpo. L’idea mi fece godere ancora. Mi sentii una volta di più un oggetto di piacere e nulla più. Quei tre si erano presi il mio corpo per il loro piacere e adesso volevano completare l’opera marchiandomi come un loro possedimento. Gianni, che era dietro alla mia testa fu il primo a venire, il suo sperma cadde sul mio viso e nella mia bocca. Poi, quasi contemporaneamente Alberto e Luca si avvicinarono e svuotarono il loro nettare su di me, nella mia bocca, sulla mia faccia e sui miei seni. Volli leccare fino alla fine quei tre membri che mi avevano fatto godere come una pazza. Si alzarono, mi gettarono una salvietta e Alberto mi apostrofò:

“Pulisciti, troia”

e se ne andarono.
Rimasi lì, sdraiata sulla paglia, sola, nuda, quasi al buio, coperta dello sperma dei tre uomini che mi avevano appena posseduto, portandomi alle vette più alte del piacere, ma allo stesso tempo nelle profondità più cupe della sottomissione.
La trasformazione era completa.

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