Il rito di passaggio

Lei lo sapeva, lei l’aveva sempre saputo, fin dalle prime volte che avevano fatto entrare qualcun altro nel loro letto. Era passato molto tempo da allora e i loro incontri con altre persone erano stati tanti e ogni volta lei aveva quella sensazione. Lui partecipava attivamente ai giochi erotici che facevano, ma lei sapeva che ciò che lo eccitava più di tutto era vedere lei, la sua splendida moglie, fare sesso con un altro uomo. Il fatto che spesso la moglie dell’uomo in questione giacesse ansimando sotto di lui o fosse in qualche altra posizione non gli dava la stessa soddisfazione. Era il fatto di vedere sua moglie posseduta da un altro uomo la cosa che lo faceva impazzire. Forse era lo stridente contrasto tra l’assecondare la naturale tendenza di lei a tenere nel sesso comportamenti molto al limite e la sensazione di potere che gli dava il fatto di sapere che quella bellissima donna era sua e solamente sua. L’altro uomo avrebbe potuto averla per quella sera, si sarebbe costruito un ricordo fantastico di una scopata come poche ma sarebbe rimasto appunto un ricordo, almeno fino alla volta successiva in cui si sarebbero rivisti e avrebbe potuto avere di nuovo per sé quella dea, anche se la cosa gli sarebbe costata cedere la propria moglie ai desideri perversi dell’altro.
«Un giorno mi guarderai scopare senza fare nulla, o, al massimo, ti farai una sega, come un vecchio guardone» gli ripeteva spesso lei, e lui rideva, come per dire che chissà, forse, o magari mai.
Ma poi quel giorno arrivò e tutto accadde in una maniera che lei non avrebbe mai immaginato. Era un sabato e al mattino lui, dopo averla accuratamente scopata appena svegli, le disse che per quella sera avrebbe voluto invitare un altro uomo e fare una serata a tre, nella quale lei sarebbe stata, ovviamente, la regina della festa.
Lei non disse di no, non diceva mai di no. Si fidava di lui e poi il solo pensiero di avere per le mani un membro diverso dal solito le annebbiava già la vista.
L’invito era a casa dell’altro per la sera, ci sarebbe stata la cena e poi un dopocena nel quale lei sarebbe stata la portata principale.
Si preparò come sempre con cura, doccia, depilazione, crema per il corpo, asciugò con cura i lunghi capelli biondi davanti allo specchio ammirando, non senza un po’ di vanità il suo meraviglioso corpo di 35enne, i suoi seni perfetti, gli occhi azzurri, le labbra carnose.
Mise lo smalto alle unghie, rigorosamente rosso fuoco, sia sulle mani che sui piedi e passò all’abbigliamento, che non poteva essere da meno.
Indossò un completo nero, con un reggiseno che sosteneva alla perfezione il suo seno prosperoso e un paio di mutandine che seguivano nei minimi dettagli le curve dei suoi glutei rotondi e sodi. Il pizzo faceva un meraviglioso effetto vedo/non vedo.
Non potevano mancare le calze autoreggenti, che adorava. Ne scelse un paio nere, molto coprenti, con una balza in pizzo. Le trovava tremendamente sexy.
Si truccò in modo non esagerato, concedendosi solo un rossetto di un rosso abbastanza acceso. Spazzolò i capelli e li lasciò cadere sulle spalle.
Un abito da sera di foggia molto classica, prodotto di sartoria, piuttosto lungo, ma con un vertiginoso spacco copriva il suo meraviglioso corpo.
Ai piedi nulla poteva competere con le Pumps Kate 85 in vernice di Christian Louboutin, con quella meravigliosa suola rosso acceso.
Mise in una pochette minuscola le due cose che le servivano e scese le scale. Lui era di sotto, già pronto, completo blu, una classicissima ma stupenda camicia bianca e una cravatta grigio chiaro. Aveva pettinato i capelli all’indietro, ancora tanti, anche se abbondantemente brizzolati e sistemato accuratamente il pizzetto che gli decorava il volto.
«Sei splendida» le disse e lei ricambiò con un sorriso semplicemente disarmante.
Salirono sulla BMW di lui e si diressero rapidamente dalla parte opposta della città, che comunque raggiunsero in breve tempo. Ogni tanto a lui cadeva l’occhio sulla gamba di lei che usciva da sotto il cappotto, per poi infilarsi nello spacco del vestito e fare capolino.
Arrivarono, una villetta a schiera abbastanza anonima, in un quartiere normale, suonarono alla porta e venne loro ad aprire un uomo di sicuramente più di 50 anni, capelli brizzolati, fisico discreto, volto rasato. Indossava dei jeans, una camicia a righe con le maniche arrotolate e un gilet. Li accolse con un sorriso e li fece accomodare in casa, che era in ottimo stato, non particolarmente ricercata, ma comunque assolutamente decorosa. La sala da pranzo era stata apparecchiata con gusto, il padrone di casa li fece accomodare e arrivò con una bottiglia di champagne. Lui quando lo vide trasalì, ma lei non capì.
«Ho pensato a un Blanc de Blancs Grand Cru ‘Les Carelles’ di Jacques Selosse, uno dei lieux dits di Selosse, ovvero di quelle parcelle di particolare pregio che vengono vinificate singolarmente» spiegò l’uomo, con un modo di fare elegante senza ostentazione.
Portò dei ballon flute e versò per tutti. Brindarono alla serata, poi lui arrivò con il primo.
«Eccovi dei bocconcini di salmone al sesamo. Se volete gustarli, mangiateli con le mani»
Lei decise di provocarli e se li portò alla bocca con dei movimenti lenti ed estremamente voluttuosi.
Vide entrambi gli uomini deglutire a fatica, ma non si interruppe, proseguendo fino alla fine nella sua scena.
Un altro paio di bicchieri di Blanc de Blancs Grand Cru iniziarono a far scendere la tensione, preparando per l’arrivo del secondo: gamberi avvolti nel lardo con una crema di piselli.
Ad ogni portata lei rimaneva sempre più colpita dal loro ospite, che si dimostrava davvero un ottimo chef, ammesso che avesse preparato tutto da sé, oltre ad un intenditore di vini non indifferente.
Lei non smise di provocare nemmeno durante il secondo, si passava di continuo la lingua sulle labbra, sorseggiava con voluttà persino il vino, che ormai iniziava a darle alla testa, inghiottiva i bocconi con movimenti lenti e studiati. Sapeva bene quanto il cibo potesse essere erotico e faceva leva su quello.
Quando ebbero finito L’altro uomo si alzò da tavola, tolse piatti e bicchieri e tornò con dei piccoli calici e una piccola bottiglia di vino che sarebbe servito di sicuro per accompagnare il dolce.
«Albana Passito ‘Scaccomatto’, Fattoria Zerbina. Un Albana Passito, prodotto in stile Sauternes da uve colpite da muffa nobile, maturato in acciaio e barrique. Provatelo.»
Ancora quel modi di esprimersi, elegante ma non ostentato.
Lei trovò che fosse qualcosa di mai assaggiato. Un sapore incredibile le colpì il gusto.
L’altro uomo servì il dolce, che consisteva in uno zabaione freddo con un crumble al cioccolato e delle fragole.
Inutile dire che quest’ultimo piatto solleticò ancora la sua voglia di provocare. Portava le fragole alla bocca con fare lento e studiato, e faceva la stessa cosa con il cucchiaino del dolce che ripuliva accuratamente con la lingua ad ogni cucchiaiata, sotto gli sguardi ammaliati dei due uomini, la cui eccitazione stava evidentemente montando, anche se cercavano di tenere la cosa sotto controllo.
Terminata la cena si trasferirono nell’attiguo salotto dove il padrone di casa arrivò con dei bicchieri e una bottiglia con un distillato di colore ambrato
«Lagavulin 21 anni. Per me un nettare divino.»
Il sapore era qualcosa che lei non aveva mai provato in vita sua. Davvero qualcosa di divino. Ovvio che quello fu la mazzata finale. Lei sentiva che i freni inibitori stavano cedendo e si aspettava di avere da lì a poco quattro mani addosso che esploravano il suo corpo, ma non accadde.
Lui si era messo a sedere su un divano lasciando libero il posto a fianco a lei, che era seduta sull’altro. Non passò molto tempo prima che il loro ospite andasse ad occupare quel posto. Lui la guardò, uno sguardo di intesa e lei iniziò a toccare l’altro uomo all’altezza del pube. Si aspettava, come al solito, che lui arrivasse lì vicino e iniziasse ad accarezzarla, ma non accadde nemmeno quello. Lei si girò e lo vide sempre seduto sul divano a fianco, con una vistosa erezione nei pantaloni. Con un gesto della mano lui le fece segno di continuare con l’altro uomo e lei eseguì. Lentamente gli abbassò la cerniera e si ritrovò in mano un sesso di tutto rispetto. Iniziò a muovere la mano lentamente su e giù, sentiva che dimensioni e durezza aumentavano, mentre l’uomo le stava abbassando la zip del vestito.
Lui si alzò dal divano, si avvicinò e le tolse l’abito, mentre lei aveva iniziato leccare l’altro uomo. Prese il vestito e lo posò su una sedia, andando poi di nuovo a sedere sul divano dal quale si poteva godere la scena di sua moglie con addosso solo l’intimo, che si dedicava alla fellatio all’altro uomo. Questi dapprima si slacciò con tutta calma il gilet e la camicia, poi si dedicò a lei, togliendole il reggiseno e liberando i suoi due meravigliosi seni. Non sentiva lui avvicinarsi e questo le faceva uno strano effetto, sapeva che era lì a pochi passi da lei, anche se non lo poteva vedere perché gli dava le spalle. Decise di non preoccuparsene, in fondo lui stava liberamente facendo ciò che voleva, così accelerò il ritmo, iniziando anche a insalivare abbondantemente l’oggetto che aveva per le mani. L’uomo nel frattempo aveva infilato una mano nelle sue mutandine e con le sue grosse dita stava cercando le labbra, che erano già abbondantemente inumidite per la situazione.
Non passò molto prima che lei lo sentisse intrufolarsi nelle sue partiti intime. Il respiro era aumentato di ritmo, di pari passo all’eccitazione. Era ora. L’uomo la spinse su e si alzò in piedi, togliendosi scarpe e pantaloni, rimanendo nudo.
«Mettiti a quattro zampe sul divano, girata verso di lui!» le disse l’uomo. Lei eseguì, trovandosi a guardare lui, che ammirava la scena con aria estasiata. Ora stringeva il suo sesso e muoveva lentamente la mano. Nello stesso momento sentì le mani dell’uomo toglierle le mutandine e inserirle due dita nella fessura, che era ovviamente già bagnata fradicia, iniziando a muoversi rapidamente avanti e indietro. Iniziò ad ansimare forte, in preda ad un piacere crescente, causato dalle due dita che si muovevano dentro di lei ma anche dalla vista di lui che la guardava godere mentre si masturbava. L’uomo pareva intenzionato a darle piacere con le dita perché accelerò il ritmo finché lei non raggiunse un orgasmo accompagnato da roche grida di estasi.
A questo punto l’uomo la guardò grondante di umori, tenendo in mano il suo membro, ormai durissimo.
«Scopala!» disse lui rivolto all’uomo senza muoversi dalla sua posizione sul divano. Lei sentì il grosso glande appoggiarsi alle labbra e poi scivolare dentro, fermandosi per un secondo, come se l’uomo volesse gustarsi quel momento. Poi le sue grandi mani afferrarono con decisione i suoi fianchi e iniziò a spingere. Lei emise un lungo gemito, come se avesse finalmente avuto ciò che aspettava da tempo, mentre l’uomo la prendeva con colpi lenti ma profondi. Girò la testa verso di lui, che continuava a masturbarsi lentamente guardandola e colse sul suo volto un’espressione di intenso piacere. Stava davvero facendo dentro di se il grande passo di eccitarsi davanti a sua moglie scopata da un altro uomo senza partecipare? Sembrava di sì. Nel frattempo l’altro uomo continuava a prenderla afferrandola per i fianchi e spingendo. Lei chiuse gli occhi, lo sentiva dentro, ma soprattutto la sua mente iniziò ad eccitarsi ulteriormente per la situazione: si sentiva estremamente troia, lì a pecorina sul divano di uno sconosciuto che la prendeva mentre suo marito guardava la scena e si masturbava. Raggiunse l’orgasmo in quella posizione mentre l’altro uomo continuava a spingere deciso.
«Fammi vedere come la fotti» disse lui e l’altro uomo si sfilò da lei, che si girò supina sul divano. L’uomo era in ginocchio davanti a lei e la guardava, mentre il suo sesso troneggiava lì davanti. Lei girò la testa di lato per cercare lo sguardo di lui, che non smetteva di masturbarsi lentamente mentre la guardava.
«Cosa sei tu?» la apostrofò lui.
«Una puttana» rispose lei.
L’altro uomo le allargò le gambe e le toccò un po’ le labbra tra le quali luccicava il suo piacere, poi avvicinò di nuovo il suo grosso membro e dopo qualche istante glielo mise dentro. Lei lo sentì entrare senza nessuna difficoltà.
Un grido soffocato uscì dalla sua bocca nel momento in cui lo sentì di nuovo entrare in lei. L’uomo si era messo con le gambe di lei sulle spalle e, approfittando di quella posizione spingeva come un ossesso. Lei lo sentiva gravare con tutto il suo peso sopra il suo corpo, sentiva i fortissimi colpi del suo bacino.
Ormai lui non lo guardava nemmeno più, non sapeva dove fosse, probabilmente lì a fianco a lei, ma non lo sapeva per certo, gli occhi erano chiusi, la bocca semiaperta e corti respiri uscivano associati a gemiti di piacere. Sentiva che stava per avere un nuovo orgasmo, ma cerò di trattenersi per aumentarne l’intensità.
L’uomo spingeva sempre più forte, lei aprì gli occhi un attimo per cogliere l’espressione di piacere che occupava il suo viso mentre la possedeva. Questo la fece godere ancora di più, sapeva che non sarebbe riuscita a trattenersi ancora a lungo, mentre l’uomo spingeva sempre di più, gli occhi chiusi, il respiro affannoso.
Fu allora che lo sentì parlare di nuovo: «Vienile dentro, riempila» furono le sue parole.
Il rito di passaggio era completato. Lui stava per ammirare un altro uomo che sarebbe di lì a poco venuto dentro di lei.
Il momento non distava molto, sia l’uomo che lei erano al limite ormai da qualche minuto. Chiuse gli occhi e si lasciò andare all’orgasmo, una specie di scossa lungo la spina dorsale, un grido soffocato, le unghie che si piantavano nella carne dell’uomo.
Lei lo sentì ansimare sempre più forte mentre non riusciva a smettere di godere, finché non sentì il suo sperma che la inondava. Mentre lui riversava dentro di lei una quantità inusitata del suo piacere, il suo orgasmo riprese vigore e la colpì di nuovo, ancora quella sensazione di scossa alla spina dorsale, stavolta però lasciò andare un urlo liberatorio, che lui zittì subito mettendo la sua bocca sulla sua, mentre ancora una volta le unghie rosse di lei lasciavano i loro segni sulla schiena dell’uomo.
Rimase lì per qualche istante, come se dovesse raccogliere le ultime energie, poi si sfilò, lasciando che un rivolo di crema bianca scendesse dalla fessura di lei e colasse lungo la riga delle natiche.
«Ciao puttana.» La voce di lui echeggiò a pochi centimetri dalla sua testa mentre il suo sesso si presentò davanti alla sua bocca. Senza dire nulla lui, ormai al colmo dell’eccitazione, si masturbò rapidamente ed eiaculò nella bocca di lei, che raccolse e ingoiò tutto.

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