Il vicino – Seconda parte

Bologna, maggio 1994

Aver fatto sesso con il mio vicino mi sconvolse la vita. Avevo già da un po’ la sensazione che dentro di me, nascosta dietro alle apparenze, ci fosse una Chiara che nessuno conosceva, ma che spingeva per avere il suo posto alla luce del sole. Era una versione di me lasciva e senza regole. Stavo iniziando a capire che la mia gemella cattiva sarebbe stata capace delle peggiori cose. Provavo a controllarla, ma spesso era lei a prendere il sopravvento e quando questo accadeva, vinceva sempre.
Ovviamente, dopo quella scopata con il signor Aldo, ero sempre molto imbarazzata ogni volta che lo incontravo in giro. Faceva quella faccia come per dire: “Ricordati cosa abbiamo fatto io e te…” Per questo motivo cercavo il più possibile di evitarlo o per lo meno di non essere da sola in quei momenti. Ma era inevitabile che questi miei tentativi prima o poi fallissero e io lo incontrassi da sola, era solo una questione di tempo. E quando accadde, fu nelle peggiori condizioni (per me…).

Era arrivata la primavera e io andavo a scuola in bicicletta (era l’ultimo anno di liceo). Un giorno ero appena rincasata e scesi in cantina a mettere via la bici, quando lo incontrai… Ero finita! Mi guardò con la sua faccia da porcello e mi disse:

“Ciao Chiara…”

“Salve signor Aldo…” risposi.

Si era messo in modo che io non potessi andare avanti.

“Sai, mi sei mancata in queste settimane”

e avvicinò il suo viso al mio. Ero imbarazzatissima. Nella mia mente si alternavano sensazioni opposte. Il pensiero che quel vecchio mi avesse scopata, solo qualche settimana prima, mi provocava un misto di disgusto per la sua età e il suo aspetto e di eccitazione perché quella domenica mattina, in realtà, mi ero divertita anch’io e questa cosa la trovavo inaccettabile. Senza contare il fatto che comunque abitavamo vicini e quindi qualsiasi cosa fatta con lui comportava il rischio di essere vista da qualcuno che ci conosceva.
Provai ad andare via, ma lui avvicinò ulteriormente il suo volto al mio e cercò di baciarmi. Tentai di divincolarmi, ma le sue braccia si serrarono attorno alle mie come tenaglie e la sua bocca mi trovò.
Lo staccai da me dicendo:

“Ma sei pazzo! Qua può passare chiunque e vederci!”

“Vieni con me!”

mi disse e lo seguii. Il mio imbarazzo e le mie titubanze erano già finite chissà dove. La gemella cattiva era arrivata e stava prendendo il controllo. Girammo l’angolo e arrivammo alla sua cantina. Aprì la porta, entrammo, era spaziosa e ordinata.

“Metti dentro anche la bici!” disse, “così nessuno se ne accorgerà”

e lui chiuse la porta alle mie spalle.

“Ciao troietta, mi sei mancata”

mi disse e rimise la sua lingua nella mia bocca, mentre le sue mani scendevano a palparmi il sedere. Mi slacciò i jeans e raggiunse il mio sesso, ormai tutto bagnato. Nel frattempo io avevo aperto la zip dei suoi pantaloni e tirato fuori quel grosso membro che ben ricordavo. Mi inginocchiai e lo presi in bocca, era talmente grosso che faceva fatica a entrare.

“Dai, troietta, succhia il mio cazzo!”

disse e io non me lo feci ripetere.
L’arte del sesso orale ormai era entrata stabilmente tra le mie competenze. Iniziai a succhiarlo, mentre la mia mente era ormai in stand by: la gemella cattiva di Chiara aveva preso il controllo. Tenevo in bocca quel grosso fallo, la mia lingua accarezzava il suo glande, lo sentivo che diventava grosso e duro nella mia bocca. Decisi di proseguire e continuai il mio lavoro finché non mi resi conto che era pronto per me. Ormai totalmente preda dei sensi e della lussuria mi alzai, abbassai i jeans, mi misi lascivamente piegata a novanta gradi sul suo banco da lavoro e, mentre lo guardavo girando lo sguardo sopra la spalla dissi:

“Ti piace la tua puttanella?”

“Da morire!” fu la sua risposta.

Sentii le sue mani rugose posarsi sui miei giovani fianchi dalla pelle liscia, poi un dito scorrere lungo il bordo degli slip bianchi che avevo addosso e scostarli di lato.
Mentre la mano sinistra teneva gli slip, l’indice della mano destra cercava al mia fessura e una volta trovatala ci si insinuò dentro. Cominciai ad emetter dei brevi gemiti di piacere, mentre il signor Aldo mi zittiva.
La situazione e la stimolazione con il dito avevano già fatto effetto, tanto che mi ero già bagnata fino ad inzuppare anche le mutandine. Tolse il dito, bagnato dei miei umori e me lo porse per leccarlo. Nel frattempo sentii il suo glande appoggiarsi alle mie grandi labbra e cercare di entrare dentro di me. Non impiegò molto e dopo pochi secondi sentii il suo sesso che mi riempiva.

“Aaaahhhh!”

mi lasciai sfuggire e lui iniziò a spingere quell’arnese avanti e indietro nella mia vagina.
Ero eccitatissima, tesa come una corda di violino. Mi sentivo di stare facendo una cosa sbagliata, ma questo contribuì solo a renderlo più eccitante. Le mani di Aldo si posizionarono sui miei fianchi, appena sopra le natiche e cominciarono a guidarmi avanti e indietro.
Il primo orgasmo arrivò quasi subito, la situazione era troppo eccitante, ero in una cantina, piegata su un banco da lavoro, con i pantaloni calati, le mutandine spostate di lato e il membro dalle ragguardevoli dimensioni di un uomo di 65 anni mi stava prendendo. Il signor Aldo continuava a spingere e io non avevo ancora finito di godere.

“Dai, puttanella, godi, ti piace come ti scopa il tuo vecchio, eh?”

E io:

“Si, dai, sfondami, scopami, gooodoooo!!!!”

Il secondo orgasmo mi raggiunse dopo poco e fu decisamente potente. Mi contorcevo lì sul quel banco da lavoro, mentre una delle grosse mani del signor Aldo mi teneva schiacciata giù.
La situazione ormai era caldissima. Sentii il signor Aldo che continuava a possedermi ancora per un po’ finché non lo sentii gridare:

“Sto per venire!”

“Toglilo!”

gli dissi e lui lo tirò fuori, venendo copiosamente sul mio sedere e sulla mia schiena, imbrattandomi gli slip con il suo sperma. Mi girai e lo presi in bocca, leccando per bene tutto ciò che era rimasto attorno al glande, poi lo guardai senza dire nulla.
Mi aiutò a sollevarmi, mi diede un bacio e mi passò un pezzo di carta per pulirmi, aggiungendo:

“Dai, che se no fai tardi. Tanto ci rivediamo presto”.

Credo che avesse già allora la sensazione che tutta quella situazione fosse anche per me terribilmente eccitante e che comunque mi avrebbe potuto avere quando voleva.
Tirai su i jeans e sentii addosso l’umido delle mutandine bagnate sia dai miei umori che dal suo sperma, presi la bicicletta, la portai nella mia cantina e salii in casa.

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