Il vicino – Quarta parte

Bologna, giugno 1994

Arrivò il periodo degli esami di maturità e passai un periodo ovviamente impegnativo. Fui fortunata, perché mi misero l’orale dopo poco più di una settimana dagli scritti, così mi liberai molto presto. Come sempre ero stata brava e avevo fatto un buon esame. Ora avevo almeno due settimane di tempo per farmi i fatti miei, prima che finissero anche i miei compagni di classe e fosse il momento di festeggiare. L’impegno che avevo profuso nello studio mi aveva distrutto e passai qualche giorno senza fare nulla, trascinandomi dal letto al divano e viceversa. Quelle giornate passate in solitudine in casa perennemente in mutandine e canottiera stimolarono le mie voglie e dopo essermi masturbata diverse volte decisi che non era più sufficiente e che avevo bisogno di essere presa come si deve.
Sapevo che non avrei dovuto andare troppo lontano per trovare ciò che desideravo, il signor Aldo, il mio vicino di casa mi avrebbe dato ciò che volevo, dovevo solo aspettare l’occasione buona, che capitò improvvisa come non mai, e anche ricca di sorprese!
Era un pomeriggio di giugno, ero andata a fare un giretto con le altre amiche che avevano già finito la maturità e tornai a casa, come al solito in bicicletta (la patente la stavo ancora prendendo). Portai la bici in cantina e sentii delle voci provenire da quella di Aldo. Mi fermai all’istante, come paralizzata, lungo il corridoio delle cantine. La luce si spense e rimasi sola, al buio. Istintivamente la mano corse nei pantaloncini e poi dentro le mutandine. Il pensiero di quello che avevamo fatto lì sotto e la mano mi fecero bagnare in pochi istanti. Il mio desiderio di lui montò rapidamente. Chiusi velocemente la cantina e mi diressi verso la sua.
Arrivai alla sua cantina e non era da solo, come avevo intuito. Assieme a lui c’era un altro signore, più o meno della stessa età, che si chiamava Amedeo e abitava nel palazzo a fianco. Mi videro arrivare, maglietta larga che lasciava intravedere il reggiseno, jeans poco sopra il ginocchio e a vita bassa e ciabatte e mi guardarono, e Aldo disse: “Ciao Chiara, cosa ci fai qua?” Stavano aggiustando una bicicletta, probabilmente del signor Amedeo. Aldo, che aveva già intuito le mie intenzioni, o forse semplicemente covava delle speranze, mi guardava già con occhi vogliosi, Amedeo stava sulle sue. “Avevo bisogno di una mano per fare quella cosa… Sa, quella dell’altra volta…”.
Ero stata decisamente diretta ed esplicita, più di così era impossibile! Guardò me, poi il signor Amedeo, come per dirmi che avrebbe voluto coinvolgerlo nel gioco e disse: “Ah, si, vieni” mi disse “Stavolta facciamo meglio, siamo in tre…” e così dicendo chiuse la porta alle sue spalle. Amedeo non capiva, ovviamente. Mi sedetti su una piccola sedia e iniziai a toccarmi i seni sotto la maglia. Amedeo era senza parole, si capiva benissimo che non sapeva cosa fare. Aldo si avvicinò a me, abbassò la zip dei pantaloni e mi mise il suo membro davanti alla bocca. Lo afferrai e iniziai a muovere la mano sulla pelle, avanti e indietro, mentre lo tenevo davanti a me. Amedeo era visibilmente eccitato. Guardandolo gli dissi: “Vuoi solo guardare?” Senza rispondere, come se fosse in trance, si avvicinò e tirò fuori anche il suo sesso, che non poteva competere con quello di Aldo, ma si difendeva. Aldo intanto mi aiutò a togliere la maglia e il reggiseno, lasciandomi le tette libere. Nel frattempo li leccavo alternativamente, entravano e uscivano dalla mia bocca, ne leccavo uno e segavo l’altro. Iniziai a gustarmi il sapore di quei due sessi tutti per me, che si stavano ingrossando nella mia bocca e nelle mie mani. Sentivo che diventavano via via più duri, finché, ad un certo punto Aldo mi prese per i capelli e mi disse: “Alzati, troia!” Io mi tirai su, mentre lui mi slacciava i pantaloni e mi abbassava le mutandine. Mi prese di peso e mi mise a sedere sul banco, poi con una mano mi spinse il busto all’indietro, in modo che le mie parti intime fossero alla sua portata, poi iniziò a leccarmela. Nel frattempo Amedeo era andato in piedi sulla sedia in modo che il suo pene fosse a portata della mia bocca. La mia eccitazione era già salita notevolmente e, complice anche la lingua di Aldo, ero ovviamente già tutta bagnata. La lingua di Aldo mi leccava il clitoride e si infilava dentro di me, mentre io continuavo a succhiarlo ad Amedeo. “A te l’onore di fotterla per primo” disse Aldo dopo un po’ e Amedeo si sedette sulla sedia con il suo membro che svettava verso l’alto. Salii a cavallo di quell’uccello dando le spalle ad Amedeo e cominciai a cavalcare. Aldo nel frattempo si era avvicinato e mi leccava le tette, mentre con una mano si masturbava. Il piacere si stava impossessando di me e, come sempre accadeva, la mia gemella cattiva reclamò il suo posto. Non ero più Chiara, la ragazza a modo del secondo piano, era arrivata lei ed io ero sparita. Negli anni a venire questa mia seconda personalità si sarebbe fatta sempre più reale e presente, ma di lei parlerò in un’altra occasione. Poco dopo Aldo me lo porse da succhiare e io lo misi in bocca, sempre senza smettere di cavalcare l’uccello di Amedeo. Ero dilaniata tra le mie due anime, mi stavo comportando come una perfetta troia, nonostante avessi 18 anni e la cosa mi piaceva. Ma il fatto che mi piacesse mi spaventava a morte, perché non sapevo dove mi avrebbe portata tutto questo. Lo avrei imparato a mie spese successivamente, ma anche questa è un’altra storia.
Ad un certo punto Aldo disse: “Adesso fotto io la troietta!” e prendendomi per i capelli mi fece scendere da Amedeo mi fece mettere alla pecorina sul banco da lavoro, sul quale mi aveva già fatta sua più volte.
Iniziò a leccarmi l’ano, poi ci infilò un dito, mentre mi possedeva alla pecorina sul banco. Passarono pochi secondi e il pene di Amedeo mi tappò la bocca.
Non resistevo più e mi lasciai andare all’orgasmo. Credo che Aldo si sia goduto tremendamente la scena della sua amante diciottenne che godeva come una pazza mentre lui la possedeva. Poi lo sfilò dalla mia vagina, tutto intriso dei miei umori, lo puntò al mio ano ce lo infilò. L’operazione con le dita aveva fatto il suo dovere e sodomizzarmi fu per lui abbastanza semplice. Mi prese piano, ma poco dopo aumentò il ritmo. Il dolore era comunque forte e mi concentrai sul sesso che tenevo in bocca. Lo leccavo con maestria, mettendolo in bocca e poi risalivo lungo l’asta e leccavo i testicoli, belli gonfi, poi tornavo sul glande, mentre la mia mano muoveva la pelle su e giù. Nel frattempo Aldo continuava a sodomizzarmi. Mi fecero girare supina e il membro di Aldo riprese il suo posto. Amedeo rimise il suo nella mia bocca e con una mano iniziò a toccarmi il clitoride, facendomi godere di nuovo. Questa volta l’orgasmo fu molto più forte del precedente e la visione di me in preda al piacere più intenso fece raggiungere ad Amedeo l’orgasmo.
“Oh, si, dai… Godo, dai… Ti sborro in bocca!!!!!” disse, mentre Aldo commentava: “Dai, riempile la bocca a questa puttanella, non sai quanto le piace succhiare il cazzo!” All’improvviso sentii un getto caldo che invadeva la mia bocca. Ingoiai tutto il suo sperma, mentre anche Aldo stava per venire: “Dai, si, ti sborro nel culo! Si… Dai..” diceva. Io avevo ancora la bocca piena dello sperma di Amedeo e ormai non capivo più nulla, ero in prede al piacere più intenso e gridai: “Si, dai, riempi il culo della tua troia, voglio sentire la tua sborra calda nel mio culo, si….” Quelle parole lo portarono all’apice dell’eccitazione e lo sentii irrigidirsi e caldi fiotti di sperma allagarono il mio ano. Ebbi un altro orgasmo,che mi lasciò devastata.
Mi lasciai andare lì sul banco, sfinita dal piacere, ma non avevo fatto i conti con Amedeo che, super eccitato, era già pronto di nuovo. “Ora ti inculo io!” disse e mi fece girare alla pecorina. Mi lasciai girare come voleva lui, ormai non avevo più nessuna volontà, ero diventata una bambola, un semplice oggetto di piacere. Mi guardò per un attimo, so che con ogni probabilità quel momento fu estremamente eccitante: vedermi a pecorina sul banco con il’ano ancora dilatato dalla recente penetrazione e lo sperma di Aldo che colava giù fu una scena che lo ricaricò del tutto. Quindi prese il suo membro lo infilò, ormai senza alcuna difficoltà, dentro di me, iniziando a pompare.
Aldo si stava gustando tutta la scena e in breve anche lui fu nuovamente eccitato, tanto da porgermi di nuovo il suo membro da succhiare.
Non avevano nemmeno finito e già mi sbattevano di nuovo! Erano eccitatissimi, anche il pene di Aldo nella mia bocca era diventato di nuovo durissimo. Improvvisamente lo tolse e disse: “Adesso ti fottiamo in due!” e si sdraiò a terra su un vecchio panno. Amedeo si tolse e aspettò che andassi a cavallo di quello dell’amico, poi mi si portò alle spalle e me lo rimise dentro. Adesso ne avevo due, uno in davanti e uno dietro. Non so quanti orgasmi ebbi quel pomeriggio, ma furono sicuramente molti.
In quella posizione mi sentivo completamente posseduta, come aperta a metà, cominciavo anche ad essere stanca e dolorante, ma i due porci non ne volevano sapere di smettere. Continuarono ancora per un po’, finché non sentii Amedeo dire “Dai, godo, ti sborro nel culo!” e subito dopo un fiotto di sperma caldo allagò di nuovo il mio ano. Aldo continuava a farmi cavalcare, mentre tutto il loro sperma che aveva inondato per due volte il mio culo, colava giù. Aldo disse: “Dai, si, vengo anch’io!!!” “Non dentro!” fu la mia risposta. Aldo si sfilò e pochi istanti dopo sentivo i getti del suo sperma caldo che colpivano le mie natiche.
Questa volta fu Amedeo, forse per imitare l’amico a prendermi per i capelli e a dirmi: “Sdraiati lì, troia!” e a porgermi il suo sesso da leccare, imitato subito dopo da Aldo. Pulii per bene quelle due aste di carne, poi i due si aprirono una bottiglia di vino e bevvero, non dopo avermi intimato di restare sdraiata a terra, in modo che mi potessero ammirare tutta nuda e sporca del loro sperma. Ero stata il loro oggetto sessuale e la cosa mia aveva, come sempre eccitata fino ad impazzire.

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