Bologna, maggio 1994

Arrivò il mese di maggio di quell’ultimo anno di superiori e decisi di sospendere tutte le attività ludiche perché incombeva la maturità. Niente più incontri segreti con Alberto, niente feste, niente di niente. Mi aspettavano due mesi di studio full-immersion e così feci. Per quanto riguarda il signor Aldo, il mio vicino di casa e amante 65 enne, lo incontravo ovviamente ogni tanto in cortile e sulle scale, ma mantenni un atteggiamento piuttosto distaccato, visto che avevo altro a cui pensare.
Ma le esperienze precedenti ogni tanto facevano capolino nella mia mente e la voglia di sesso saltava fuori. Di solito mi bastava chiudermi in camera o in bagno e toccarmi, ma non era la stessa cosa. Ho sempre avuto il massimo rispetto per l’autoerotismo, ma nulla può avere lo stesso impatto del contatto della pelle, del sudore che corre lungo i corpi e li bagna, degli odori del sesso.
E così, un pomeriggio, stanca di studiare, decisi che era ora di fare ricreazione. Ero a casa e sapevo che non mi sarei dovuta allontanare troppo per potermi divertire. Infatti il signor Aldo era in cortile, seduto sotto un albero, che chiacchierava con altra gente. Mi affacciai alla finestra con addosso solo una canottiera bianca, senza reggiseno sotto e mi misi a guardare fuori, come se volessi semplicemente fare una pausa. Lo vidi che mi guardava. Era l’unico del gruppetto che poteva vedermi, in quanto gli altri erano di fronte a lui e davano le spalle alla mia finestra. Lasciai scivolare una spallina e un seno mi uscì fuori. Non era molto vicino, ma lo vidi ugualmente trasalire. Mi passai una mano su quel seno scoperto e lo vidi che non sapeva più cosa fare. Tirai su la spallina e andai a sistemarmi. Lo volevo e credevo (senza sbagliarmi…) che l’avesse capito. Indossai un paio di mutandine di pizzo bianco e un reggiseno push-up sempre bianco, ci misi sopra una maglietta nera e un paio di jeans e scesi. Passai con indifferenza in cortile dove stava il signor Aldo con gli altri, li salutai e scesi in cantina. Speravo che capisse… Raggiunsi la mia porta e attesi. Ero in fibrillazione. La voglia mi accecava, non vedevo l’ora che scendesse, sapevo che lo avrebbe fatto. La luce si spense e rimasi in penombra. La mia mano scivolò dentro i jeans e iniziai a toccarmi. In breve sentii le mutandine bagnarsi. Stavo letteralmente impazzendo. Proprio in quel momento si accese la luce e dovetti ricompormi in fretta. Ma non ce n’era bisogno. Era lui che scendeva. Gli andai incontro e quando fummo vicini gli dissi:

Ho voglia di te…”

Mi guardò e disse:

“Certo che sei una bella troietta… Andiamo…”

E, come la volta precedente, raggiungemmo la sua cantina. Non aveva nemmeno finito di chiudere la porta che ero già avvinghiata a lui. Mi spinse deciso in basso, mi inginocchiai davanti a lui e gli abbassai pantaloni e mutande. Il suo grosso membro era lì davanti a me. Colsi qualcosa di diverso rispetto alle volte precedenti.
Improvvisamente un forte odore colpì le mie narici. Reprimendo un conato di vomito lo guardai:

“Ma puzza! Cazzo, che schifo!”

Mi afferrò per i capelli e mi avvicinò la bocca al suo pene maleodorante:

“Troia, prima volevi tanto il mio cazzo e adesso ti fa schifo? Succhia e stai zitta!”

E mi infilò di forza il suo sesso in bocca. Provai a divincolarmi ma per tutta risposta ricevetti un ceffone.

“Ho detto succhia, puttana!”

Non avevo scelta. Mi ero infilata io in quel gioco perverso e adesso ne subivo le conseguenze. Succhiai quel coso puzzolente per bene, Aldo mi aveva afferrata per i capelli e mi costringeva ad andare avanti e indietro sul suo membro, che adesso puzzava un po’ meno, ma in compenso era diventato enorme. Mi tolse la maglietta e il reggiseno:

“Fammi vedere bene queste tette, prima dalla finestra non si vedevano bene… Mmmhh che belle!”

E così dicendo me le palpò di gusto. Continuai ancora a succhiarlo finché, ad un certo punto, lo sentii dire:

“Dai, troia, succhiamelo… Dai… Si… Sto per venire…. Siiiiii”

e poco dopo sentii una quantità enorme di sperma riempire la mia bocca. Ero giovane, ma dei membri maschili nella mia bocca se n’erano già svuotati diversi, però quello aveva un gusto orribile, mi faceva schifo. Cercai di sputare, ma non servì a nulla. Tenendomi le mani sulla testa mi costrinse a ingoiare tutto il suo sperma schifoso.
Mi staccai, lo guardai e dissi:

“Che cazzo hai fatto? La tua sborra puzzava e il tuo cazzo anche!”
“Sai, non venivo da tanto, quasi due settimane… E poi oggi fa caldo e non me lo lavavo da stamattina! Ma la mia troia ha fatto un bel lavoretto.”

E dicendo così mi guardò, inginocchiata davanti a lui, con il suo sperma che ancora mi impastava la bocca.

“Beh, adesso ci divertiamo!”
“No… Cosa vuoi fare?”

Prese in mano il suo sesso e me lo rimise in bocca:

“Succhia troia! E stai zitta, altrimenti le prendi ancora!”

Presi di nuovo in bocca il suo pene. Sentivo il sapore acre dello sperma mescolato all’odore pungente di prima e per un paio di volte fui sul punto di vomitare. Ci volle un po’ perché tornasse duro. Dopo esserselo fatto succhiare per bene, mi prese per i capelli dicendomi: “Alzati, puttana!”, mi tolse i jeans e le mutandine e mi fece mettere alla pecorina sul banco. Una storia già vissuta.
Sentii il suo membro durissimo cercare le mie labbra e il glande che si strusciava contro il mio sesso ormai completamente bagnato. Ero eccitatissima. Improvvisamente lo sentii dentro di me. Si insinuò a fondo, prima piano, poi in modo sempre più deciso. I colpi aumentarono di intensità, mentre le sue mani avevano afferrato i miei fianchi e mi stringevano con decisione, fin quasi a farmi male.
Mi sfuggì un grido di piacere, che repressi subito. Aldo continuava con i suoi colpi, sentivo il suo corpo sbattere con decisione contro le mie natiche, mentre il mio piacere aumentava sempre di più.

“Sei una puttanella meravigliosa, sei la mia troietta personale, godi, dai!”

La Chiara che tutti conoscevano lasciò il mio corpo e rimase solo la gemella cattiva, quella che amava che gli uomini facessero di lei ciò che volevano, quella che voleva solo piacere e lussuria.
La mie eccitazione era altissima e quelle parole di Aldo non fecero che aumentarla. Ebbi un orgasmo. Iniziai ad ansimare e a gridare, mentre Aldo mi bloccava lì impalata sul suo grosso sesso.
Si sfilò da da me e sentii le sue mani allargare le mie natiche, poi immediatamente dopo uno sputo colpì il mio ano, mentre contemporaneamente diceva;

“Adesso ti inculo, puttana, non dire che non ti piace!”
“No, nel culo no!!!”

dissi, come se fossi vergine (e non lo ero più da un pezzo…), cercai di divincolarmi, ma per tutta risposta ricevetti due sonori schiaffi sul sedere e un dito di Aldo si insinuò nel mio sedere.

“Ah!!!” dissi, ma lui per tutta risposta ci infilò un secondo dito.
“Ahia, mi fai male, stronzo!” ripetei
“Zitta puttana!” fu la risposta, condita da un altro schiaffo sulle natiche
“Pensi di poter provocare la gente facendo vedere le tette e poi di fare quello che vuoi? Adesso ti rompo il culo!”

Tolse le dita dal mio orifizio ci appoggiò il glande.

“Fai piano, ti prego!”

dissi ma lui per tutta risposta mi penetrò con un colpo secco.

“Ahia!!! Che male! Fai piano, stronzo!”
“Taci, puttana, che tanto ti piace!”

e cominciò ad andare aventi e indietro con quell’enorme sesso nel mio sedere. La penetrazione anale liberò definitivamente la mia gemella cattiva. Iniziai a blaterare frasi sconnesse, mentre Aldo aveva di nuovo messo le mani sui miei fianchi e mi prendeva sempre più forte. Alla ricerca di un piacere sempre più intenso infilai la mano in mezzo alle gambe e raggiunsi il clitoride, iniziando a masturbarmi mentre Aldo mi possedeva da dietro.

Arrivò di nuovo l’orgasmo, potente, devastante. La vista mi si annebbiò, i muscoli si serrarono, i piedi si arcuarono, sentii copiosi umori uscire dalla mia vagina e colare lungo le mie gambe, sotto la spinta di quel piacere ormai senza limiti.
Ma Aldo non ne voleva sapere di venire, in fondo lo aveva fatto nella mia bocca poco prima. E infatti continuava a sodomizzarmi come un ossesso. Ogni tanto lo toglieva, rimirava il mio ano e poi lo rimetteva dentro con dei colpi violenti che mi facevano godere come una pazza.

Ormai non capivo più niente, la vista mi si era completamente annebbiata, la mia volontà non esisteva più, il mio cervello era completamente spento. Continuavo a pronunciare frasi oscene e sconnesse. Poi sentii i colpi aumentare di frequenza e Aldo che gridò:

“Aaahhhh Siiiiiii…. Godo!!!!!!”

In quell’istante percepii il suo sperma caldo che mi inondava, mentre un ultimo orgasmo mi squassava definitivamente gridando:

“Siiiii godooooo dai…. riempimi!!!!”

Lo sentii fermarsi dentro di me finché non ebbe finito, poi scivolò fuori. Immediatamente lo sperma cominciò a colare fuori, scendendomi lungo le cosce. Ma non aveva finito, il porco.

“Girati e mettiti chinata!”mi ordinò

e così dicendo mi prese per i capelli e mi girò verso di lui. Da quella posizione la sua crema continuava a uscire copiosamente dal mio ano e in breve tempo formò una piccola pozza sul pavimento, mentre lui mi disse

“Puliscimi il cazzo, non vorrai che vada da mia moglie con l’uccello sporco di te!”

e me lo ficcò in bocca finché non fu completamente pulito. Mi passò uno straccio e mi disse:

“Pulisciti, troia e vattene a casa. Tanto presto te lo ripasso di nuovo quel buco del culo”.

Ebbi un fremito a quella frase, mi pulii, infilai i vestiti e tornai in casa.
Avevo fatto ricreazione. Ma mi ero presa anche una bella lezione…


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