Milano, giugno 2003

Mi ha finalmente liberata da tutto, ma non sono libera. O meglio il mio corpo lo è, ma non la mia mente. Aspetto che il mio padrone (è giusto che lo chiami così, perché lo è in questo momento) mi dica cosa devo fare. La mia volontà non esiste più, lui ha preso possesso della mia mente e adesso sono un giocattolo nelle sue mani. La mia mente ha smesso di pensare razionalmente a quello che sto facendo, o meglio a a quello che lui mi sta facendo. Una bambola di pezza…


Si avvicina a me, prende di nuovo in mano la coda formata dai miei lunghi capelli castani e mi trascina attraverso la stanza, fino a una specie di tavolo. Mi spinge brutalmente contro di esso apostrofandomi:

“Mettiti lì a pancia in giù, troia!”.

Eseguo. Nella mia mente non c’è nulla, solo l’attesa dei suoi ordini e la volontà di eseguirli.

“Ferma, vacca!” mi dice mentre con delle robuste corde di canapa sta legando le mie caviglie ai piedi del tavolo.

Sento che armeggia dietro di me. Sta facendo calare una fune dal soffitto. Afferra i miei capelli e ce li lega, poi la tira su,costringendomi ad una posizione innaturale.

“Metti qua davanti le mani, come la cagna che sei!”.

Le afferra e le lega a loro volta alle gambe anteriori del tavolo. Sono di nuovo immobilizzata, le mani legate a un capo del tavolo, le gambe legate all’altro capo, oscenamente divaricate, con le mie parti più intime in vista. Come se non bastasse arriva con le solite pinzette e le attacca ai miei seni, approfittando del fatto che sono raggiungibili perché il mio busto è piegato verso l’alto. Avvicina il suo viso al mio, mi guarda da dietro la maschera e mi sussurra:

“Come va, tesoro?”

Poi due schiaffi colpiscono le mie guance, seguiti da due sputi sul mio viso. Mi sento umiliata da quel gesto, ma so che nel fondo del lato oscuro della mia anima è quello che desidero. Voglio essere usata e abusata, come un oggetto qualunque.
Non ho nemmeno realizzato quanto è successo che ho il suo grosso cazzo davanti alla bocca. So che dopo avermi preparato a dovere adesso pretende di usare il suo gioco per il proprio piacere

“Succhialo troia!” mi ordina.

Ovviamente eseguo. Lui lo punta nella mia bocca mentre io lo lecco. Un po’ alla volta inizia a darmi dei colpi…Me la sta possedendo… A volte credo di soffocare dal tanto che va in fondo.

“MMMhhh che troia” lo sento dire intanto che succhio.

Lo spinge sempre più in fondo, sembra che voglia soffocarmi, provo a tenerlo nella mia bocca ma non ci sta.
Toglie il suo arnese dalla mia bocca e mi sputa e mi schiaffeggia di nuovo. Gira intorno al tavolo e si posiziona dietro di me. Dopo un attimo sento qualcosa che si intrufola nel mio ano. Credo sia il solito dildo di vetro. Ha insalivato il buchetto e adesso lo sta spingendo dentro senza ritegno.

“Ahi!” grido.

La sua risposta è un vigoroso schiaffo sul sedere e un:

“Zitta sgualdrina!”

Fa male. Adesso lo mette e lo toglie di continuo allargando il mio orifizio, vuole finire il lavoro che ha cominciato prima. Alla fine decide di lasciarlo dentro e di aggiungere il suo membro infilandolo nella mia figa. Sento il suo glande appoggiato alle labbra, poi senza fatica entra dentro di me. Mi scappa un “aahh” di godimento, immediatamente punito da due schiaffi sulle natiche.

“Non ti ho detto che puoi godere, troia. Lo decido io quando puoi”.

E giù altri due schiaffi sul sedere. Mi sta dominando, sta possedendo la mia mente ancora prima del mio corpo. Ormai ho capito che è quello che volevo e questa consapevolezza mi permette di spegnere del tutto il cervello e lasciare che i miei sensi mi guidino nei meandri di una lussuria scura e profonda.

“Si mio signore” dico.

Mi prende con decisione, anzi direi con cattiveria, sento i colpi del suo bacino che sbattono contro le mia natiche, completamente arrossate per gli schiaffi. Mi mordo le labbra perché vorrei avere un orgasmo che invece devo reprimere. Lui va avanti a sbattermi. nel frattempo il dildo di vetro è infilato nel mio ano, ogni tanto lo muove, ma sembra più concentrato sul prendersi la mia vagina.

“Non resisto mio signore, posso godere?” “No!” risponde sadico e io devo ancora mordermi le labbra.

Continua a spingere il suo grosso coso avanti e indietro dentro di me. Sensazioni di piacere intenso pervadono i mio corpo ma devo reprimerle, il padrone non mi ha concesso di godere, ma è sempre più difficile dominare il piacere che monta dentro di me.

“Non ce la faccio più, posso godere ora?” “Ti ho detto di no, puttana!” e altri due schiaffi sul sedere suggellano quanto detto.

Mi sto contorcendo, per quanto possibile a causa della legatura, l’orgasmo sta montando dentro di me, ma non posso sfogarmi. Finalmente lo sento dire:

“Godi, troia!” e io vengo squassata da uno degli orgasmi più forti che abbia mai provato.

Un brivido che corre lungo la spina dorsale e mi fa contorcere tutta, accompagnato da un urlo quasi animalesco e da una sbrodolata infinita che esce dalla mia vagina e scorre giù lungo le mie cosce facendo una pozza sul pavimento. Lui mi guarda compiaciuto e poi se ne va lasciandomi lì, legata e sporca dei miei umori. Cado in una specie di catalessi, non dormo, ma è come se la mia mente vagasse mentre il mio corpo rimane lì legato a quel tavolaccio.
Sta tornando. Non so quanto tempo sia passato dal mio devastante orgasmo, potrebbe essere mezz’ora come due ore… Ha in mano una sottile e lunga verga di legno. Si posiziona dietro di me e senza nessun preavviso lascia partire un terribile colpo subito sotto la piega delle natiche, che sono sempre ben esposte a causa della mia posizione. Mi parte un urlo di dolore. Non faccio nemmeno in tempo a finire che lui è davanti a me, mi ha afferrato per i capelli e rifilato due sonori schiaffi in faccia. Mi guarda con uno sguardo che non esiterei a definire cattivo e mi dice:

“Adesso starai zitta, brutta troia!” e mi rimette in bocca la pallina di plastica legandomela con le due cinghie dietro la testa.

Potrei dire la parola di sicurezza se non volessi più proseguire quel gioco, ma la realtà è che più lui mi umilia e mi sottomette più godo. Ormai ho passato il punto di non ritorno. Vorrei solo che quel gioco proseguisse all’infinto. La mia figa continua a rilasciare umori. Torna dietro di me, prende la mira e mi assesta un secondo colpo a pochi centimetri dal primo. Sussulto ma non mi lamento. Poi in sequenza altri tre colpi sempre più forte e sempre nello stesso posto. Le lacrime solcano le mie guance. Altri tre colpi stavolta poco più sotto. Il bastardo sa che non deve scendere troppo giù altrimenti i segni che inevitabilmente mi lascerà si vedranno se metterò una gonna o dei pantaloni corti. Altri due colpi segnano le mie natiche ormai devastate, il dolore ormai è insopportabile, le lacrime scendono copiose sulle mie guance, singhiozzo dal dolore ma ad ogni colpo al dolore si mescola una specie di fitta alla vagina. Si, ad ogni colpo provo un dolore lancinante e una fitta di piacere. Se ne va di nuovo e mi lascia ancora una volta lì legata, sporca e dolorante. Ancora una volta rimango in una specie di limbo dalla durata imprecisata durante il quale la mia mente vaga nel nulla mentre il mio corpo umiliato e abusato rimane lì. Eccolo di nuovo. Come prima non so quanto tempo sia passato. Ancora una volta si avvicina con il suo viso al mio. Mi toglie la pallina di plastica dalla bocca e mi da un bacio appassionato, durante il quale le nostre lingue si attorcigliano. Mi slega, prima i capelli, poi le mani, i piedi e infine mi toglie le mollette dai capezzoli, facendomi trasalire dal dolore.

“Alzati!”

Mi rimetto in piedi, faccio fatica a reggermi, ho gli arti indolenziti dalla lunga permanenza legata al tavolo, sono completamente sporca, il viso per il sudore, le lacrime e gli sputi, la pancia per essere stata appoggiata su quel tavolaccio lurido e infine le gambe per gli abbondanti umori rilasciati dalla mia vagina. Inoltre i miei glutei sono rossi e doloranti per le vergate che li hanno ripetutamente colpiti, lasciando dei vistosi segni. Lo guardo con uno sguardo supplicante e adorante allo stesso tempo (lo supplico che smetta o, al contrario, che non smetta?). Mi prende per mano e mi porta da un’altra parte. Questa volta sono davanti a una specie di cubo di legno dal quale fuoriescono due tubi di metallo perpendicolari alla superficie, mentre dalla parte opposta fanno bella mostra di se due ceppi in stile medioevale.

“Sdraiati a pancia in su” mi ordina e io obbedisco.

Mi solleva le mani e blocca i polsi nei due ceppi, la mia testa è vicino al bordo del cubo di legno e i capelli cadono da esso. Le gambe mi vengono accostate ai due tubi verticali e lì legate. Ancora una volta oscenamente divaricate e con le mie parti intime in bella vista. Riprende quell’orribile (????) arnese con la testa tonda che vibra e con quello inizia a stimolare il mio clitoride, provocandomi delle contorsioni. Non importa che mi dica che non posso godere se lui non mi autorizza a farlo, ormai lo so bene, ma è difficilissimo resistere a quell’affare che mi sta infuocando la figa. Nel frattempo il dildo di vetro, azionato con l’altra mano sta allargando il mio ano. Mi contorco come una serpe, in preda al godimento, mi mordo le labbra, ma non posso godere.

“Posso godere, ti supplico”

gli dico, ma il bastardo sogghigna (si vede bene, anche se ha la maschera la bocca è scoperta e deformata in un ghigno che oserei definire satanico) e continua a stimolare il mio clitoride e il mio culo. Poi, sottolineando il tutto con un paio di schiaffi sul monte di Venere mi dice:

“Godi, dai, troia che non sei altro”.

A quelle parole dalla mia bocca parte un altro urlo bestiale e dalla mia vagina fuoriescono di nuovo enormi quantità di umori. Mi lascia contorcermi e godere, mentre continua a stimolarmi con quel coso maledetto. La mia mente si spegne del tutto, la vista si è offuscata, non capisco più nulla, sono completamente in balia dei sensi. Intanto si è portato dietro di me e mi ha messo il cazzo davanti alla bocca e io ho ricominciato a succhiare. Si fa succhiare in quella posizione per un po’, poi si allontana e lo vedo ricomparire davanti alle mie gambe aperte con il suo grosso attrezzo in una mano e il maledetto vibratore dalla testa tonda nell’altra. Toglie il dildo dal mio buchetto e il suo glande si appoggia e in men che non si dica mi penetra senza alcuna pietà, iniziando a pompare il mio ano, già abbondantemente slabbrato dal dildo di vetro. Intanto ha riacceso il malefico vibratore e mi sta di nuovo stimolando il clitoride. Dopo pochi minuti godo senza alcun ritegno, urlo, mi dimeno, lo imploro con frasi oscene di spaccarmi e di punirmi. Lui non si fa pregare, l’unione del vibratore sul clitoride e della penetrazione anale mi hanno già fatto provare innumerevoli orgasmi. Ormai non so quante volte ho goduto. Lui sembra non finire mai, continua a pomparmi come un ossesso e a stimolarmi il clitoride, provocandomi orgasmi in sequenza. Improvvisamente l’arnese maledetto si spegne e il suo membro lascia il mio ano orrendamente slabbrato per posizionarsi davanti alla mia bocca. Mi sposta un po’ all’indietro in modo che la mia testa ciondoli per intero giù dal cubo e mi infila il suo sesso in bocca, ordinandomi di leccarlo. Lo succhio avidamente, lo voglio tutto per me… Improvvisamente lo sento che non ce la fa più…

“Dai, puttana che godo… Ingoia la mia sborra…”

e un fiume di crema calda esce dal suo membro e finisce sul mio viso, nella mia bocca che cerca di raccoglierne il più possibile, mentre una parte cola giù e mi impiastriccia i capelli. Lecco fino all’ultima goccia quel meraviglioso glande che mi ha fatto godere come una pazza… Poi lo vedo che si allontana da me… Fa di nuovo il giro del cubo sul quale sono legata e si riposiziona davanti alle mie gambe sollevate e aperte al centro delle quali stanno la mia vagina intrisa di umori e il mio ano ancora aperto per la violenta penetrazione di poco prima. Sento che appoggia di nuovo il glande al mio buco aperto e la infila dentro. Il suo pene si è in parte ammosciato ma entra facilmente. Mi sto chiedendo cosa voglia fare quando improvvisamente capisco… Un caldo getto di urina allaga il mio intestino, mentre lui mi apostrofa:

“Tieni, troia che non sei altro, puttana da due soldi, prendi la mia piscia nel culo, brutta sgualdrina”.

Inutile dire che gli insulti e l’umiliazione subita mi provocano un altro orgasmo, l’ennesimo di questa giornata o serata (non ho ancora capito se è giorno o sera). Lui mi guarda di nuovo godere, mentre sono lì sul cubo, legata, tutta sporca con i miei umori che impiastricciano la vulva, l’urina che mi cola dall’ano, lo sperma che mi ricopre il viso e i capelli, il mio sudore e i suoi sputi dovunque. Poi mi slega le gambe e le mani, mi prende delicatamente con se e mi accompagna nella stanza attigua, dove mi aspetta una doccia, un bagno caldo con essenze profumate, dei morbidi asciugamani, i miei vestiti della sera prima lavati e stirati e una rosa rossa….


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