Bologna, aprile 1994

Nonostante avessi incontrato Alberto a casa mia e successivamente avessi passato assieme a lui e a Marco un divertente sabato sera, la mia voglia di lui non diminuiva. Verso la metà di aprile di quell’anno ebbi la mia seconda occasione: ancora un weekend con la casa libera! I miei se ne sarebbero andati al venerdì per tornare la domenica. Come al solito sarei rimasta a casa da sola, con l’unico obbligo di telefonare ai miei nonni quando rientravo a casa, cosa che non poteva accadere più tardi dell’una di notte.
Se la volta prima con Alberto mi ero divertita, la serata a tre con lui e Marco fatta poco tempo prima era stata memorabile. Ma poco tempo dopo quell’evento Marco si era trovato la ragazza ed era sparito dalla circolazione. Si era messo con una che era la classica “brava ragazza” e sembrava non fosse più interessato ai giochi che aveva fatto fino a quel momento con me, con Alberto, ma anche da soli.

Quindi per quell’occasione mi sarei dovuta “accontentare” di Alberto e basta. Ma la cosa non mi dispiaceva. Mi sarei fatta bella per lui e avrei potuto dare sfogo a tutte le mie voglie nascoste. Lo chiamai al venerdì sera per dirgli che ero a casa da sola e che avrei voluto vederlo per divertirci un po’. Lui ovviamente non disse di no. Sapevo già cosa indossare per lui, quindi non persi tempo ad organizzarmi. Passai la sera fuori con le amiche, come un sabato qualsiasi e rientrai a casa verso mezzanotte, con la scusa che l’indomani avrei dovuto studiare. Poi, telefonata di routine ai nonni per avvisarli che ero a casa e mi preparai per l’arrivo di Alberto.

Ero eccitatissima all’idea di vederlo. Il solo pensiero delle cose che avremmo fatto mi mandava su di giri ancora prima che accadessero. Indossai una paio di calze autoreggenti nere con la balza di pizzo, un perizoma nero e coprii il tutto con una vestaglia di raso ugualmente nera; raccolsi i capelli dietro la testa, un filo di trucco e rossetto rosso acceso Le mie gambe spuntavano dall’apertura della vestaglia  e finivano in un paio di scarpe con il tacco.
Poco prima dell’una arrivò. Lo accolsi sulla porta, con le gambe inguainate nelle calze nere che spuntavano dall’apertura della vestaglia. Mi guardò e mi disse:

“Ciao, Chiara…”

e già in quel momento il mio desiderio era alle stelle. Non aveva nemmeno chiuso la porta alle sue spalle che già era avvinghiato a me e mi baciava appassionatamente. Mi spinse contro il muro, sempre baciandomi e mi mise le mani nel sedere. Nel frattempo le mie raggiunsero i suoi pantaloni, li slacciarono lasciandoli cadere a terra e liberando il suo meraviglioso pene, che mi aveva già fatto godere tante volte. Le sue mani corsero veloci sul mio corpo, aprirono la vestaglia, facendola cadere a terra e mettendo in mostra il mio corpo con indosso solo il perizoma e le calze. Si fermò per un secondo a guardarmi, poi mi sollevò, appoggiandomi al muro e mi impalò sul suo membro. Lasciai partire un urlo, che cercai subito di soffocare (se i vicini avessero sentito, chissà cosa avrebbero pensato di quella ragazza tanto brava…). Entrò facilmente, quei pochi minuti di contatto mi avevano già eccitata. Iniziò a prendermi con dei colpi decisi, tenendomi sollevata, senza nemmeno avermi tolto le mutandine. Lo sentivo dentro di me in quella posizione tanto eccitante quanto assurda. Eravamo caduti immediatamente nel solito vortice di passione e perversione che ci travolgeva ogni volta. I suoi colpi erano decisi e potenti, le sue mani forti mi tenevano sollevata e la sua lingua continuava ad intrecciarsi con la mia mentre le nostre bocche si attaccavano l’una all’altra. Stavo già per godere, cosa che accadde dopo pochi secondi. Alberto come sempre quando si rese conto che stavo godendo si fermò, mi guardò mentre godevo, appoggiata al muro e impalata su di lui e iniziò a dirmi:

“Ti piace, eh troietta? Scopata come una puttana qualsiasi.”

Inutile dire che le sue parolacce non facevano altro che eccitarmi ulteriormente e prolungarono il mio orgasmo fortissimo.

“Siii… Dai, fottimi, sono la tua troia, spaccami!!!”,

dissi reclinando il capo all’indietro in una posa lasciva. Ricominciò quasi subito a spingere e a prendermi. Proseguì per un po’ accompagnato dai miei versi di piacere, finché non mi fece scendere e mi ordinò:

“In ginocchio puttana, e succhiami il cazzo!”

Ubbidii. Mi afferrò per i capelli e cominciò a scoparmi in bocca, mentre io continuavo a succhiare. Spingeva come un ossesso, la bocca cominciava a farmi male in quella posizione, ma continuai. Finalmente venne: mi bloccò in quella posizione, con il suo membro nella mia bocca e ci riversò dentro tutto il suo sperma, ordinandomi di ingoiare fino all’ultima goccia.
Sentii un fiume di crema calda riempirmi; avevo la bocca piena, al punto che un po’ colava dagli angoli della bocca, sul pavimento.

“Ti ho detto di ingoiarla tutta, troia, fammi vedere”

Aprii la bocca ancora piena della sua roba e gli feci vedere che la ingoiavo. Il sapore acre dello sperma mi colpì, anche se ormai lo conoscevo bene. Poi aggiunse:

“Forza puliscimi il cazzo”.

Lo leccai con cura, raccogliendo fino all’ultima goccia e ingoiando anche quelle. Poi guardò per terra e vide le gocce che erano cadute quando era venuto e mi disse:

“Pulisci il pavimento, puttana! Raccogli la mia sborra con la lingua!”

E così dicendo mi afferrò per i capelli, mi spinse giù e mi fece leccare tutte le gocce sul pavimento.

“Brava troietta… Andiamo in camera da letto.”

E così dicendo mi riprese per i capelli e mi portò nella mia stanza. Avevo ormai perso ogni volontà, ero completamente in suo potere e lo seguii senza fiatare. Non avevo notato la piccola borsa che si stava portando dietro. Arrivati nella mia stanza mi fece togliere il perizoma e le scarpe e mi disse:

“Alla pecorina, puttana!”

Inutile dire che ubbidii senza fiatare. Lui rimase a guardarmi, sul letto, in quella posizione per un po’, masturbandosi. Mi sentivo indifesa, lì, sul letto con le mie parti intime esposte e lui che mi guardava. Non appena io accennai un minimo movimento mi beccai un sonoro schiaffone sulle natiche e Alberto disse:

“Non ti ho detto che ti puoi muovere!”

Quella situazione di sottomissione era estremamente eccitante. Aprì la borsa e tirò fuori un enorme vibratore. La sua mano corse rapidamente alle mie labbra e sentì che la mia vagina era già bagnata. Ci appoggiò contro l’enorme glande di gomma e iniziò a spingerlo dentro.

“Cosa fai… No… Cos’è???” dissi.

La risposta fu un altro schiaffo sulle natiche.

“Devi stare zitta e ferma, troia!”

Tra il turpiloquio, l’enorme membro che avevo dentro di me e quella situazione di dominazione, ero già tutta bagnata. Alberto cominciò a muovere avanti e indietro l’enorme arnese di gomma e io iniziai ad ansimare per il piacere. Poi sputò sul mio sedere e e mi infilò un dito nell’ano. Mi sfuggì un lamento e, per punizione, ricevetti un altro schiaffo sul culo. Tolse il dito e sentii il suo glande appoggiarsi al mio sedere, che lui e Marco avevano già ripetutamente violato. Iniziò piano, lasciando che i muscoli si rilassassero, poi, con un colpo secco, lo infilò tutto. Lasciai partire un lamento, ma, come al solito, ricevetti uno schiaffo sul sedere, che ormai era tutto rosso. Il pene di Alberto cominciò a ad andare avanti e indietro nel mio buchetto; il dolore era fortissimo, ma il piacere della doppia penetrazione me lo fece rapidamente dimenticare. Il ritmo della penetrazione aumentava, e con esso il mio godimento. Alberto mi girò supina, mi sollevò le gambe e ricominciò a prendermi, mentre il grosso dildo di gomma era rientrato nella mia vagina. L’ano mi faceva male, era completamente rosso e gonfio, mentre l’arnese di gomma mi faceva godere. Sentii l’orgasmo arrivare, forte, potente. Urlai dal piacere, mentre un fremito scuoteva il mio corpo. Alberto sembrava non finire più, ormai il dolore era insopportabile, anche se continuavo a godere. All’improvviso lo sentii irrigidirsi e avvertii il caldo del suo sperma che inondava il mio sedere. Scossa da un secondo e altrettanto potente orgasmo mi contorcevo su letto, mentre il mio amante/aguzzino sembrava non finire più. Rimase dentro per un po’, poi lo tolse e io sentii lo sperma colarmi giù dall’ano, mentre il suo cazzo si presentava alla mia bocca, intriso di umori, per essere ripulito con la lingua. Non ebbene nemmeno bisogno di ordinarmelo, ormai ero la sua bambola e leccai accuratamente quasi per ringraziare quella magnifica asta di carne che mi aveva fatto godere. Poi lui si rivestì, ordinandomi di rimanere in quella posizione, con lo sperma che ancora colava dal sedere. Mi guardò, mi diede un bacio in bocca e mi disse:

“Tu rimani lì… La trovo da solo l’uscita. E ricordati che sei la mia troia e posso fare di te ciò che voglio Ci vediamo presto, troietta…”

E se ne andò.


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